Rose di Roma, Il Roseto Comunale - Michele Settembre

Vaccino COVID-19

E’ stata un’occasione particolare quella di trovarsi a ricominciare a scrivere e di avere un periodo così fortemente condizionato dal COVID-19 perchè offre innumerevoli spunti di riflessione.

Ho difficoltà a parlarne con le persone che incontro, ho difficoltà a farlo con quelle che sono contrarie al vaccino e ad una sua obbligatorietà e ho difficioltà a farlo anche con quelle che sono a favore del vaccino e sono a favore o a sfavore della sua obbligatorietà.
Faccio fatica come faccio fatica a parlare ogni volta che vorrei ci si potesse astrarre e parlare di concetti, lontani ed indipendenti dalle etichette: destra, sinistra, vax, no-vax.

Non mi piace.

Credo che l’etichetta costringa il pensiero e non che il pensiero generi un’etichetta, propio come nell’ipotesi di Sapir-Whorf, per cui la lingua che parliamo influenza il nostro modo di pensare e non è il nostro modo di pensare a generare una lingua.
Mi rifiuto di discutere in condizioni che non siano libere dalle etichette e mi rifiuto di averne, esattamente come mi rifiuto di non pensare.
E’ vero, il mio pensare può essere limitato, un pensiero collettivo, a volte, può rappresentare un vantaggio di esperienze e conoscenze ma c’è da fidarsi, oggigiorno, di un pensiero collettivo? Preferisco pensare per conto mio e poi decidere, assumendomi la responsabilità delle mie scelte.

Non mi piacciono gli obblighi, non ci sono insegnamenti dentro gli obblighi. Le forzature sono quelle fatte dai recinti, fatti per tener dentro i cavalli, le mucche.

Non sono VAX.
Non sono NO-VAX.

Nei prossimi articoli di questo filone, che inizia con questo, vorrei poter scrivere di quello che penso in merito all’argomento. Cercherò di definire alcune posizioni, sottolineando che il pensiero si evolve, o per lo meno dovrebbe evolversi, nel corso del tempo e degli avvenimenti, e che quanto sto sostenendo oggi, vale oggi (agosto 2021), perchè domani potremmo avere condizioni differnti, elementi nuovi, e un’innumerevole quantità di variabili potrebbero essere in gioco, non solo le varianti del nostro COVID-19.

La mia posizione (agosto 2021)

  • Io, per il momento, non mi vaccino, in quanto non reputo di essere un soggetto a rischio. Non sono anziano, non sono fragile, per questo non introduco nel mio corpo un elemento non necessario di cui sò (e si sà) così poco, frutto di un percorso di sviluppo tanto breve e rapido per necessità.
  • Reputo che le persone anziane e fragili debbano vaccinarsi in quanto il rischio da COVID-19 è maggiore del rischio da vaccino.
  • Sono convinto che non sia il Green-pass ad essere la chiave per la nostra liberazione dal COVID-19 in quanto anche un guarito, come un vaccinato, può essere portatore di COVID-19 e per questo, anch’essi sono, di fatto, persone non sicure.
  • Credo che se si voglia proteggere un ambiente, al momento, la soluzione più onesta sia il tampone istantaneo (che al momento esista o non esista ancora), strumento tramite il quale appurare, nell’istante in cui un essere umano accede ad un’area chiusa o aperta di aggregazione, se sia libero o meno dal COVID-19.
  • Credo che non sia possibile, allo stato attuale dei fatti e delle impostazioni definite per la società in cui tutti ci troviamo ad organizzare le nostre vite, liberarci dal COVID-19 come non è possibile liberarci dal raffreddore o dall’influenza in quanto, al momento è impossibile realizzare la condizione di un essere umano di non essere mezzo di trasporto del COVID-19, vaccinato o non vaccinato che sia.
  • Non voglio essere discriminato per la mancanza di una tessera, questo mi ricorda altri periodi storici in cui le tessere hanno detto chi poteva lavorare e chi no. Comprendo che,  intricato come tutti nel tessuto sociale, non sarò mai totalmente libero ma al contempo dovrò sempre prestare attenzione al livello di controllo che chiunque, persona o gruppo di persone, possa voler avere su di me, e rifiutarlo finché potrò.
  • Non sono resistente a credere che possa sopraggiungere una variante del COVID-19 (o un altro virus del tutto nuovo) che possa innalzare il fattore di rischio al punto da portarmi a decidere di vaccinarmi. Io sono stato in Africa per lavoro ed ho accettato di buon grado profilassi e vaccini in quanto la possibile esposizione mia a persone e cose in determinate zone del mondo, definiva un valore del rischio tale da rendere necessaria la profilassi e la vaccinazione.
  • Sono convinto che io non sappia tutto e che quello che io sappia possa non essere del tutto sincero, informazioni che provengono da tutte le direzioni, isituzionali e non istituzionali e questo mi pone in una posizione di allerta e di attenzione.
  • Ho paura di informarmi e di parlare, non mi fido delle persone e della loro aggressività verso una libertà di opinione che è solo sulla carta, è concessa solo quando si ha un’opinione facilmente accettabile, compatibile con il grande flusso principale.
  • Accetto di buon grado che una persona possa non voler trovarsi accanto a me, la rispetto in tutto e per tutto. Ogni persona ha il diritto di avere un pensiero e di viverlo liberamente se questo non lede la libertà e la vita degli altri.

Ognuno di questi punti meriterebbe un articolo e a pensarci bene ci sarebbero almeno un centinaio di altre riflessioni nate in questo periodo. So che mi sono trovato piuttosto solo in questa grande voglia di capire, di parlare, di cambiare. Sono convinto, come ultimo punto di questa lista di punti in questo breve e sbrigativo articolo, che la parola chiave sia cambiare e che è per questo che nessuno la pronuncia. Cambiare costa sacrificio perché significa ammettere alcuni errori, fermarsi, fare una pausa di riflessione, in alcuni casi un passo indietro e muoversi su altre strade, queste sono meno conosciute di quella che si lascia e per questo più faticose, a volte imperscrutabili ma necessarie, non si può vivere di fiacche certezze solo per il desideriodi fare il meno possibile in una giornata di lavoro, che si tratti di me, di una famiglia, di un governo, di un popolo o di tutta la nostra specie.  

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