Fotografia in Roma - Chiesa di Sant'Onofrio al Gianicolo - Michele Settembre

L’illusione della privacy

Qualche giorno fa mi sono trovato nella condizione di dover chiamare (al momento non sapevo bene chi) il servizio “Chiama Roma” per segnalare che da una terrazza di fronte alla mia abitazione, cadeva una copiosa quantità di acqua.
Avevamo già tentato di andare a suonare il campanello ma, con nostro grande stupore, a quell’ora del giorno ed in considerazione che ci troviamo in pieno agosto, nella palazzina interessata non c’era nessuno. Sul cancello, ovviamente chiuso, non era presente nemmeno una targhetta che informasse sull’amministrazione di condominio per cui ogni intervenyto diretto era da considerare ormai escluso.

I fatti

Ecco quindi che effettuo la segnalazione a Chiama Roma, ipotizzando che non fosse la destinazione certa di questo tipo di segnalazione ma certo che avrei comunque avuto indicazioni. Compongo il 060606 ed inizia un inferno di reindirizzamenti e attese impossibili come segue:

  • Attendo la fine di tutte le informative di Chiama Roma.
  • La centralinista di Chiama Roma mi reindirizza ad ACEA (Acea? Io tento di convincerla che non si sarebbe trattato di un reindirizzamento felice né per attesa né per congruenza con la necessità ma lei insiste robotica che il suo manuale le riporta questa inidicazione)
  • Attendo in linea (qualche secondo).
  • Ascolto pazientemente le informative che mi impediscono di passare alla preselezione e, velocemente vista la circostanza, parlare con un operatore.
  • Verificato che ACEA non sia effettivamente l’interlocutore giusto vengo persuaso a chiamare i pompieri.
  • Effettuo la chiamata e dopo qualche secondo e le informative entro in contatto con i pompieri che mi dicono di non essere loro i giusti interlocutori in quanto per il fuoco possono forzare l’accesso ad un domicilio ma non per valo la stessa regola per l’acqua e mi chiedono di rivolgermi alla polizia.
  • Effettuo la chiamata alla polizia e anche qui dopo qualche secondo e le informative, riesco a parlare con un pubblico ufficiale che registra la segnalazione e mi avverte che cercheranno di capire il da farsi e di provvedere.
  • Non certo di aver compiuto completamente il mio dovere civico chiamo successivamente anche la Polizia Municipale che prende a sua volta la segnalazione e mi ringrazia.

Tutto questo per dire cosa? Tutto questo per dirvi che queste operazioni sono durate oltre i 10 minuti, di cui gran parte sono stati assorbiti da percorsi automatici di preselezione e da informative sulla privacy.
Ed eccoci quindi alla questione che volevo discutere in questa sede: la privacy. Ovviamente ci sarebbe molto da discutere anche di molti altri aspetti di questa esperienza ma al momento mi limito alla riflessione sulla privacy.

La privacy digitale non esiste.
Questa è la sola conclusione possibile dopo una serie di considerazioni, nozioni ed esperienze nel corso di oltre vent’anni di web come professionista.
Tutto quello di cui si parla, a livello nazionale, europe e mondiale/globale, è semplicemente qualcosa di dovuto al pubblico perché non perda l’illusione che esista una privacy. Il GDPR, le privacy policy dei siti internet e dei servizi digitali, i database, la sicurezza delle nostre informazioni che transitano digitalmente lungo centinaia di milioni di chilomtri di connessioni fra macchine, sono del tutto incontrollabili.
Nel tempo necessario a fare un controllo, milioni di altre comunicazioni digitali sono state effettuate, alcune leggi e regolamenti cambiati, interlocutori che smettono di esistere e dati che sono indecifrabili.

Come posso verificare oggi il contrenuto del documento della privacy dell’azienda di telefonia che mi ha contattato quattro anni fa e a cui telefonicamente ho detto “sì” al trattamento dei miei dati? E per farci cosa? A cosa ho detto sì? Dov’è il testo? Non quello di oggi, quello che era in vigore al momento del fatidico ! Dove è la persona con cui ho parlato? Come si chiama? Come posso parlarci ancora? Dove si trova la registrazione di quella telefonata, come provare che sia mai avvenuta? Chi mi dice che non sia stata manipolata? Chi mi dice che il documento sulla privacy vigente al momento della chiamata non sia stato modificato?

Oggi chiamo un centralino ed ascolto quindici secondi che non sono il contenuto del documento sulla privacy, ovviamente, in quanto ci vorrebbero ore per leggere il documento e settimane per capirlo. Io ascolto una voce che mi dice che esiste un documento per la privacy che fa riferimento a certe leggi e che lo posso trovare da qualche parte. Qualche secondo ancora e arrivando alla preselezione ho dimenticato tutto.

Ma di cosa stiamo vivendo? Mi dico mentre l’acqua cade dalla terrazza per cui ho deciso di cimentarmi in questo sforzo civico? E’ tutto sbagliato, mi dico demoralizzato. La tecnologia è stata la bicicletta fatta come regalo ad un bambino di sei anni che ha la pretesa di usarla come moto da corsa, appesantendola di modifiche che non hanno senso e non funzionano.
Ci stiamo complicamndo enormemente la vita. La soluzione è semplificare. La soluzione è da sempre la semplificazione. Anche nell’evoluzione, anche se gli organismi sembrano divenire sempre più complessi, quanto più sono evoluti, in realtà rinangono semplici nel rapporto censsità/soluzione. Solo l’essere umano complica i procedimenti invece di semplificarli.

Il digitale è ancora sinonimo di totale assenza di legislazione e controllo. Come detto in alcuni altri articoli, non è possibile alcun controllo reale almeno fino a quando non saremo in condizione di avere un’identità digitale globale e di regolamentare la società digitale che può essere soltanto globale, ovviamente, in quanto il digitale è una realtà che non ha una dimensione spaziale.

Tornando alla privacy, sogno ingenuamente un mondo dove il principio è quello della tutela dell’individuo e dei suoi dati. Questo principio sia la base di partenza in ogni azione dell’individuo che lo porta ad interagire con altri. Che nessuno nomini più la privacy all’inizio di una relazione, che sia telefonica, digitale o reale, in quanto, come condicio sine quam non, non può non essere presente e deve essere elevata al massimo della rigidità. L’indiduo dovrà quindi dare l’assenso o il dissenso ad ogni singola specifica richiesta che voglia sconfinare oltre il principio dlela riservatezza e questa dovrà essere esplicita e registrata.
Ad esempio: sono al telefono con una compagnia telefonica e so (per il principio di cui sopra) che nulla di quanto io dica può essere trattato da quella persona e dalla società che rappresenta in quel momento al di fuori del contesto della telefonata in cui ci siamo trovati ad interagire, che sia un’assistenza tecnica o commerciale o altro. Poi, ad un certo punto, il mio interlocutore è libero di chiedermi se i miei dati e le informazioni scambiate, possano essere trattate per fini commerciali (o altri fini) ed io sarò libero di dare l’assenso o il dissenso e di chiedere che l’iterlocutore possa andare o non andare oltre.

Questa è ovviamente solo un banale esempio di come siamo in grado di complicare il mondo intorno a noi e, anche in questo caso come in molti altri, la ragione di questa complicazione non è la nostra mancanza di intelligenza ma la necessità di creare un sistema che sia confuso, complicato, per alcuni versi inestricabile al fine di poter scavare in questa poltiglia lo spazio per fare porcherie irrintracciabili. 

 

Altri articoli

Scopri di più