Covid-19, mascherine, distanziamento. Ecco cosa accadeva a Roma durante il periodo di pandemia

Dopo un anno e mezzo di pandemia non solo ci troviamo ancora nella condizione di confusione e di disorientamento (tutti, sia il popolo che i governanti) ma abbiamo dimenticato molto di quanto è accaduto e che ha caratterizzato il periodo che ormai usiamo definire di lockdown a seguito della comparsa del virus COVID-19.

La mia personale esperienza, purtroppo, non può far riferimento a tutto il territorio nazionale ma può portare una testimonianza su Roma e credo che possa essere definita come un’esperienza significativa e da non sottovalutare.

Il silenzio

Nei primi giorni colpiva il silenzio. Roma non solo è città rumorosa ma è città musicale. Alla pari della grande quantità di verde, fra strade e parchi si può godere della grande varietà delle sue melodie. C’è un vociare particolare su Regina Margherita, differente da quello di San Lorenzo o del Pigneto, differente ancora da quello della Termini o di Piazza Barberini.
Nei primi giorni di lockdown colpiva il pesante silenzio, lo si percepiva sospeso nell’aria, in agguato, perenne, non sempbrava esserci da sempre, ovviamente, ma sembrava fosse lì con l’intenzione di restarci per sempre. Roma silenziosa è letteralmente impossibile. Era il silenzio di un respiro trattenuto, dai romani, in attesa di capire cosa stesse accadendo. C’era un reale clima di attenzione e di cautela. E’ durato poco. In pochissimi giorni una grossa parte della città ha compreso le restrizioni e, come è solito fare il popolo romano (e italiano) da tempo immemore, si è scavato le sue libertà in una nuova distesa di cemento di regole.

Ricordo chiaramente le parole dell’allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che, soprattutto di lunedì, al rientro dai primi e più nefasti weekend primaverili, insisteva sostenendo che la città di Roma e l’Italia avevano un comportamento disciplinato, rispondeva bene alle restrizioni, si adattava con civiltà e cooperazione alle nuove necessità.

L’esperienza in stada

Poi uscivo in strada (quando e come era concesso) e non mi ritrovavo affatto in quelle parole e faccio qui seguire un rapido elenco, per non dilungarmi troppo su ogni punto, di quello che ho visto con i miei occhi.

  • Gruppi di tassisti non hanno mai smesso di assembrarsi agli angoli delle piazze e delle strade, spesso con la consapevolezza che non sarebbero mai incorsi in alcun provvedimento, tanto erano una categoria “colpita”.
  • Pochissimi controlli in strada, pur avendo girato molto e sempre secondo le regole.
  • Le piazze sono subito tornate ad essere luogo di assembramento dei giovani fin dal primo allentamento delle restrizioni (che concedevano di riaprire le attività fino alle 18 e con la possibilità per il cliente di consumare solo all’esterno) soprattutto all’ora dell’aperitivo, senza alcun riguardo per le norme di sicurezza, sempre in gruppi, sempre senza mascherina, sempre senza alcun distanziamento.
  • Sugli autobus salta agli occhi l’eccedenza di persone rispetto alle norme. Queste, in più periodi trascorsi, sono state variate ma ogni volta, il trasporto pubblico romano, dimostra platealmente di essere uno scenario in cui le regole non possono essere applicate o non vogliono essere applicate. Alla richiesta, ad un autista, di una verifica mi viene risposto che verificare l’applicazione delle norme anti COVID-19 non è fra le sue mansioni. 
  • Le mascherine venivano (e vengono) portate al braccio, indossate all’ulitmo istante, per entrare in un negozio o in un ufficio.
  • Nei posti chiusi, per lo più, era possibile contare molte più persone di quante ne fossero concesse dai cartelli esposti in quegli stessi luoghi
  • Dopo aver chiesto in giro, scoprivo che moltissime persone usavano (ed usano) la mascherina chirurgica per giorni, addirittura settimane, giungendo ad avere i bordi macchiati di sudore, trucco e grigio sulle cordicelle per il continuo mettere e togliere.
  • I parchi venivano presi d’assalto, anche e soprattutto in orari che escludevano totalmente la possibilità di controlli.

Tantissime erano le persone in strada, soprattutto di una certa età, preoccupate di entrare nei supermercati e poter constatare che c’era ancora gente con il naso non coperto dalla mascherina, che, senza indossare i guanti, sceglieva la frutta (alcuni anziani hanno anche l’abitudine di assaggiarne un po’) senza che alcun inserviente intervenisse neanche a seguito della segnalazione (io stesso ho segnalato più volte il fatto e in un paio di occasioni l’accusato mi si è scagliato contro, aggredendomi verbalmente sostendo di avere mani pulite).

Tantissimi sono i fatti che non sono stati raccontati, che tutti più o meno abbiamo vissuto, sicuramente di più nelle grandi città, dove il cittadino ha perfettamente compreso che esiste un tacito accordo fra la versisone pubblica e la versione privata di tutte le cose. Tu lascia fare me che io lascio fare te. Vivi e lascia vivere.

E così non abbiamo avuto soltanto politici e magistrati che si sono comprati i tavoli dei ristoranti chiusi per continuare a mangiar fuori ma anche il popolo, che si indignava per le restrizioni, decideva, da una lunga lista di obblighi, quali fossero quelli da dover seguire (forse perché impossibile trasgredire senza essere beccati, come ad esempio tenere le attività commerciali aperte), e quali fossero gli obblighi da cui potersi sottrarre.

Oggi è ragionevole pensare che continui ad essere lo stesso e che i numeri, i fatti, del macro cosmo siano falsati come quelli dei micro cosmi. E così abbiamo numeri fasulli sulla pandemia, vaccini di cui nessuno è in grado di comprendere effettivamente l’efficacia, green pass falsi, mascherine contraffatte ed irregolari, permessi speciali e molti illegittimi.

Da cosa ci dobbiamo proteggere? 

Aggiornamento di agosto 2021

Entrando in un supermercato, nella zona frutta e verdura, ho dovuto chiedere a tre persone, con un intervallo di non oltre i due minuti, di utilizzare i guanti per selezionare la frutta. A due di queste persone ho chiesto di posizionare correttamente la maschierina sul viso fino a coprire il naso, non solo la bocca.

In alcuni grandi store, fra cui Upim e OVS, le persone che si sentono sufficientemente isolate dagli altri, calano la maschierina per respirare liberamente.
In un grande store, entrando insieme ad una mamma con una bambina, guardandomi accanto, chiede alla figlia – Ma si deve portare la mascherina? – 

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