Accesso ad internet incontrollato e account social ai bambini? Da evitare

In questo caso si tratta di un imperativo categorico. Su questo c’è davvero molto poco di cui poter discutere.

Crescere un bambino concedendo che la tecnologia possa essere parte delle sue esperienze non è solo importante ma fondamentale.
Io, personalmente, ho scritto la mia prima riga di codice che avevo appena 5 anni (era il Basic ed ero con mio padre) ma tutt’altra cosa è concedere ad un bambino di poter essere in relazione con la tecnologia e avere accesso ad internet, senza alcun controllo e, peggio ancora, di poter avere propri profili social, attraverso i quali avere una relazione con la rete e relazioni (sono sempre non controllate e non controllabili, anche quando si crede siano contrallate e controllabili) in rete.

La relazione digitale

La relazione digitale fra persone è una strozzatura della pura e vera relazione che si può instaurare fra persone nella realtà.
Si tratta, poi, per lo più, di una vera e propria aberrazione della relazione che può nascere fra persone che si incontrano nella realtà, nella vita di tutti i giorni, una variante, se così la vogliamo definire, che dovrebbe essere possibile solo quando si è certi di essere stati prima cresciuti ed educati alla relazione, quella pura, fisica, vera e diretta fra le persone.
Una relazione digitale, inoltre, dovrebbe essere concessa e potrebbe essere comprensibile e giustificabile, solo quando contestualizzata e circoscritta ad un particolare ambiente (il lavoro, un hobby, una necessità limitata dallo spazio e dal tempo) e soprattutto solo in età adulta, quando quindi, si presuppone, ci sia un criterio di valutazione e di comparazione degli accadimenti al fine di garantirne l’autenticità dei significati che vi passano attraverso e preservare la propria sicurezza, la propria incolumità.
Non è comprensibile, invece, quando la relazione digitale si concede ad un bambino, soprattutto in età evolutiva. La relazione digitale è falsa per definizione perché manca di elementi fondamentali per la sua stessa qualità, è quindi la nostra immaginazione a fare gran parte del lavoro, mancando, in una relazione digitale, la presenza di stimoli di alcuni (o molti) dei nostri sensi fondamentali: la vista, il tatto, l’olfatto e l’udito, tutti o alcuni di questi. Tanto basta a far sì che il nostro cervello compensi con l’immaginazione e l’immaginazione può creare mondi molto poco verosimili. Questo è ancor più vero quando accade con l’immaginazione dei bambini ma può essere plausibile anche con gli adulti. Ci si può trovare quindi nella condizione che sia il nostro cervello a completare i pezzi mancanti di una realazione quando questa è digitale ed è composta di solo qualche riga di testo sullo schermo.

Pillole di storia della relazione digitale

Le prime relazioni fra macchine, scambi di informazioni attraversa una rete elettrica ed elettronica, hanno subito spinto le persone a pensare che non dovessero essere solo le macchine a poter comunicare attraverso la rete. Anche le persone avrebbero potuto trarre vantaggio da una relazione che diminuisse il senso di distanza e la complicazione data da questa. Bast pensare all’evoluzione della messaggeria più antica del mondo, la lettera che da postale diviene elettronica. L’email è stata la prima rivoluzione dell’era digitale. L’email ha fatto a carta e penna quello che il navigatore ha fatto alle cartine stradali. In questo contesto molti sono stati i benefici e pochi i lati negativi anche se, qualora volessimo, potremmo andare a sviscerare l’argomento per individuare punti di flessione nella lunga lista delle positività date da queste evoluzioni naturali che poggiano la loro principale caratteristica nella tecnologia.
L’email quindi ci ha dato la possibilità di inviare comunicazioni istantanee. Ognuno di noi è divenuto un piccolo ufficio postale. Si trattava però di comunicazioni a senso unico. Queste si muovevano in un’unica direzione: dal mittente al destinatario. E’ vero che quest’ultimo poteva rispondere ma ciò avveniva sempre a seguito di una comunicazione, ovvero come risposta specifica ad un contenuto. Questo quindi non ci dava modo di dialogare.

Alla fine degli anni ’90 erano di moda le chatroom, portali con un ventaglio di opzioni di scelta per stanze virtuali in cui poter incontrare altre persone e discutere di tutto, dalla politica all’ambiente, parlare di passioni e discutrere di filosofia ma questo accadeva quando andava particolarmente di lusso e si navigava in canali conosciuti e noti, tutelati da anonimato e politiche sulla privacy per il rispetto delle distanze  per la sicurezza dell’individuo. Questo andava bene finché i nostri gusti riguardavano le discussioni sul bene e sul male in senso filosofico ma poi si poteva, già allora, lasciare il sentiero battuto a favore di qualche buio anfratto digitale nascosto nella rete. Ci si ritrovava quindi a parlare di preferenze sessuali e di interessi legati proprio alla sessualità, le stanze, da filosofiche e di attualità divenivano a preferenza sessuale, etero, omo e molto altro.Credete che ci volesse qualche particolare attitudine per trovare questi luoghi bui? Non particolarmente, spesso erano addirittura nascosti e ben camuffati ad un passo dalla vetrina pubblica di portali noti ed indiscutibili per valore dei propri contenuti.

Dopo qualche tempo anche questo ambiente veniva monetizzato con l’inserimento di meccanismi di pagamento digitale (perfettamente anonimo) e di accessi riservati a portali tematici dai contenuti fortemente discutibili. Ma perché alcuni argomenti, vietati nella vita reale, erano tanto facilmente accessibili in rete? Perché per quanto possiate non credere a questo, la rete è ancora un ambiente in cui non esistono leggi. La rete è un vero e proprio Far West in cui si vuole dare l’impressione di avere una struttra di controllo ed un sistema legislativo ma questo non è vero. Ad oggi, 2021, siamo ancora di fronte ad un vero e proprio spazio digitale di desolazione e perdizione dove tutto è possibile. Ogni tipo di attività è possibile e se qualcosa è possibile allora qualcuno ha già provato a realizzarla, a renderla reale. Il controllo è uno sforzo dovuto che viene fatto dagli organismi deputati alla sicurezza che sono esigui, nazione per nazione, ed inadeguati all’esigenza. I numeri di tutto questo sono impressionanti. Un numero verosimile? 320.000.000.000 (si legge 320 miliardi) di email al giorno vengono mediamente scambiate dagli utenti di tutto il pianeta. Controllo? Davvero?
Sì, è vero, il controllo posso farlo le stesse macchine, che èerò vengono tarate dagli esseri umani.

Nulla è come sembra

Senza distoglierci troppo dall’argomento principale possiamo comunque riassumere sostenendo con certezza che in rete si può essere qualsiasi cosa e qualsiasi cosa è possibile: un uomo può presentarsi come donna, un giovane come un adulto e viceversa e tutto questo è molto più comune di quanto non si possa immaginare.
Con gli anni sono arrivati i social e poi, subito la necessità di affidabilità e quindi si sono rapidamente evoluti i meccanismi di autenticazione che blindassero le persone, gli utenti, nei loro account, procedure per cui divenisse sempre più difficile creare identità digitali inverosimili (fake), comunque distanti dalla realtà dei fatti. In questo, email e numero di telefono sono divenuti strumenti di comune controllo e validazione della natura degli utenti e delle loro registrazioni ma è altresì vero che si può ancora ingannare, oggi, ancora molto più di quanto si possa immaginare.

Nel digitale è ancora possibile essere in qualunque luogo ed essere chiunque. Davvero volete permettere ai vostri figli di accedere, da soli, a questa terra di desolazione? E non crediate che sia esagerata la forma “terra di desolazione”. Non è né eccessivamente biblica né eccessivamente pessimista.
In rete nulla è vero. Questo, nel 2021 è ancora uno degimperativi nel digitale.  Se si dubita di questo o se si pensa che possa non essere un’inattacabile verità, allora non si conosce la rete, probabilmente se ne ha una visione superficiale, per i quali approfondimenti, probabilmente si manca dei mezzi, delle conoscenze e dell’esperienza necessaria per poter andar oltre la parte emersa di tutto questo.

Emblematico come il principio per cui, in rete, si può essere chiunque e dovunque, non porta certo le persone a desiderare di vestire panni migliori di quelli che si hanno. Quello che solitamente viene fuori, quello che affiora in superficio, lento ed indisturbato è il segreto che è celato in noi e che, prima di un’occasione digitale, non aveva avuto modo di avere spazio per esistere. Diamo quindi spazio a ciò che il  meccanismo sociale, nel reale, ci impediva di rendere esplicito: la nostra fantasia. Perversioni che portano all’aberrazione della propria e dell’altrui realtà, smarrimento e alienazione, desideri oscuri, la sensazione di poter fare ed essere di tutto senza che vi sia un reale controllo ha condotto le masse a perdersi fin dentro i propri peggiori difetti.
Non solo, la mancanza di struttura, all’interno del digitale, ha permesso che il peggio di noi potesse essere amplificato fino all’inverosimile.
Non solo. Di volta in volta, infilando sempre di più il naso in ciò che in rete sia possibile, siamo passati senza accorgercene, da un minuto a due, da un desiderio a due, da una bugia a due, da una truffa a due, fino a ritrovarci invischiati in un ambiente digitale che, come il paese dei balocchi, ci ha promesso una libertà che diviene schiavitù. Siamo divenuti vittime delle nostre fantasie, della nostra grande mancanza di essere allenati a fare la cosa giusta, ma, prima ancora, a saper definire la cosa giusta. Ecco che abbiamo imitato il peggio e siamo divenuti scherzi della nostra stessa natura.

Oggi viviamo di dipendenza dal cellulare e dalla notifica, ossessionati dal like, dal follower, viene meno, ad esempio, la spiritualità.
Il meccanismo del consumo ci rende schiavi dello shopping, la chirurgia estetica crea mostri, la confusione sessuale genera alineazione e smarrimento anche nei più giovani, la mancanza di un confine territoriale non ci rende cittadini del mondo ma anonimi figli del nulla e orfani di madre natura e padre intelligenza e buon senso.

Tornare alla realtà

Lasciare che un bambino di 10 anni possa avere un account social?

Non avete idea del guaio in cui vi state infilando e del guaio in cui state infilando i vostri figli. Prima di volare è necessario imparare a camminare bene, il che non significa soltanto riuscire a mettere un passo davanti ad un altro senza cadere ma sapere dove si stan andando e come e perché ci si vuole arrivare. Prima di lasciar un bambino libero di muoversi in rete assicuratevi che sappia fare le costruizioni, sappia completare un puzzle, sappia tirare calci ad un pallone in direzione di una porta da calcio, abbia il fiato per correre da qui a lì e che sappia incontrare altri bambini ed organizzare con loro giochi avendo a disposizione solo un fazzoletto.
Accertatevi che i vostri bambini abbiano manualità, che non significa usare mouse e pad della playstation o del computer, ma che sappiano ritagliare una forma disegnata su un foglio o fare un castello con le carte.
Al contempo rimane fondamentale che abbiano coscienza e percezione della tecnologia e del suo valore. Per fare questo accertativi, prima di dare un tablet in mano a un bambino di 8 anni, che sappia le tabelline, che abbia una vaga idea di cosa possa essere Dio e perché faccia bene, ogni tanto, che sappia recitare una preghiera. Che sappia come si prepara un uovo al tegamino e che si offra di spazzare una stanza per far riposare mamma e papà senza che gli venga chiesto.
Chiedetevi da quanto tempo non faccia un regalo ad un suo amichetto e se gli piace una ragazza della sua classe o di un’altra classe, fate in modo che, di pari passo con la scuola, studi uno strumento musicale e pratichi uno sport. Di questo accertatevi che lo strumento sia stato scelto con passione e reale curiosità e che lo sport sia di aggreagazione e non sia violento, meglio se di gruppo e di relazione. Curatevi che col passare dei mesi, i vostri figli, sviluppino indipendenza e autonomia, sappiano leggere la lista della spesa dei genitori e ritrovare le cose in un supermercato.

Quando siete in strada, poi, insegnategli a salutare per primi le persone che conoscono e che, quando i genitori incontrano un conosciente, i vostri figli si fermino a dare un minimo di attenzione al nuovo venuto rivolgendo uno sguardo, un sorriso ed un cordialissimo “buongiorno!”. Curatevi che dopo il periodo in cui imparano a leggere, la sera, abbiano sul comodino un loro libro e, poi, anche un fumetto a cui appassionarsi.

Vedrete che al termine di tutte queste attività resterà ancora un pugno di minuti per dedicarsi alla tecnologia, ma insieme a voi e con curiosità per la magia che la regola e concedetegli quindi di godere di questa magia solo un poco alla volta, dando loro lo spazio necessario perché vedano molto, sempre tutto molto idoneo all’età e da voi filtrato, fino a quando, anche nel contesto tecnologico, inizieranno a sviluppare un loro gusto e loro attitudini e, quindi, preoccupatevi di verificare che siano tutte cariche di valore e significato e, poi, aiutateli a realizzare i loro sogni perché, se cresciuti con cose semplici e naturali, anche i loro sogni saranno semplici e naturali e sarà un piacere, sia per voi che per loro, scoprirli e viverli.

Di social, sempre di più mi rendo conto, basta, al sabato, la piazza del mercato.  

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