30.08.2016

Fotografia

La fotografia era nella mia casa quando sono arrivato io. E’ lei che mi ha fatto spazio perchè io avessi il mio tra le macchine di mio padre, Enzo Settembre, in quegli anni ’70 in cui io gattonavo e i suoi obiettivi guardavano tutti me.

E dopo essere stato il bambino più fotografato del mondo ho creduto di dover dare qualcosa indietro a questo mondo, foss’anche soltanto il tentativo di lasciare qualche scatto che, parlando di me, racconta lui. Ma lui chi?

Ci sono stagioni nella fotografia come nella vita. Io sento di presentare solo la prima. Allo stesso tempo sento che io sia sul punto di presentare la seconda.

Scrivere con la luce, e come tradurremmo “manipolare la luce”?

La stagione in evidenza è quella romana, fatta di scatti e di lunghi tempi in camera oscura digitale, manipolando quella luce che sinuosa scivola tra le vie della città eterna.

Ho sempre avuto la sensazione che ci sia luce annidata negli angoli di Roma, una luce che si è incastrata nella bellezza degli angoli di questo monumento alla presenza dell’uomo nell’arte, al suo visitarla. L’uomo ha attraversato migliaia di anni di giovinezza per giungere a darci Roma, la fotografia è l’unico penna che possa mai descriverla, perchè Roma è istanti immobili in un tempo che scorre vorticoso verso la fine delle cose.

 

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