Il GDPR un anno dopo, (quasi) nulla è cambiato, e non solo in Italia

Il famigerato GDPR sta per compiere un anno di vita e non molto è cambiato in questo primo anno

Eravamo al 25 di maggio del 2018 quando il GDPR entrò di fatto in vigore, benché fosse una legge europea del 2016 e l’Italia, come altri paesi in ritardo, ci ha messo un po’ ed emanare ed approvare il suo decreto legislativo che di fatto vede la luce nella data dell’8 agosto 2019 e la sua concreata entrata in vigore al mattino del 19 settembre 2018.

A questo punto, dando uno sguardo indietro, ad un anno fa o poco meno, possiamo sicuramente definirlo, il GDPR, come il tormentone dell’estate 2018, al pari di tanti altri tormentoni stagionali, il GDPR è stata la Macarena dei professionisti europei nell’estate 2018: non si è parlato d’altro, non si è fatto gossip su altro, non si è creduto che ci fosse altro di tanto importante tanto era stato presentato, il GDPR, come una svolta epocale nella saga privacy del cyberspazio e nulla come il GDPR ha fatto trmare l’orlo dei nostri pantaloni e ballare i nostri ultimi spicci in tasca.
Poi si sono riaperte le scuole e, benché la coincidenza è stata epocale, in quanto la legge nazionale ha visto il suo primo giorno di vista al 19 di settembre, momento in cui più o meno si è tornati sui banchi di scuola, nessuno ne ha più parlato ma soprattutto, il motore, nuovo di zecca, non è mai stato messo in moto: il motore è lì, fermo e lucente (perché mai utilizzato) a far bella mostra e rappresentanza del dinamismo del nostro sistema legislativo, prima italiano, e poi europeo.

Ricapitoliamo quindi velocemente: 8 agosto 2018 viene approvato il decreto legislativo in Italia (n° 101/2018) con la definizione di “armonizzazione del codice della privacy” (D.Lgs. 196/2003) e da quel momento nulla è più accaduto. Siamo al cospetto di zero attività che porta all’erogazione di zero multe ma il fenomeno stavolta non è soltanto italiano, insieme all’Italia ci sono altre 12 nazioni che, pur adeguandosi, e non emettono nemmeno una sola multa: Croazia, Repubblica ceca, Danimarca, Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Finlandia, Slovenia, Spagna, Slovacchia, Svezia e Regno Unito.

Questo dato è particolarmente rilevante perché sottolinea sempre di più la consapevolezza europea dell’inutilità di leggi ridicole che permettono soltanto di salvare la faccia nei confronti di una reale assenza di una vera regolamentazione dell’internet. Internet resta un vero e proprio far-west in cui ancora non esiste reale regolamentazione in quanto la regolamentazione di un mondo senza confini, come quello digitale, non può che essere globale. Internet è ancora quello spazio digitale in cui è vero tutto ed il contrario di tutto e in cui con tre click “ben aggiustati” si può accedere a qualunque tipo di contenuto non filtrato.

Ecco che quindi a sorpresa non è l’Italia il fanalino di coda di un percorso di controllo e di giustizia intorno alla realtà digitale (contraddizione in termini) ma lo è l’europa stessa che sta imponendo spese colossali per qualcosa che a breve dovrà essere comunque smontato completamente e ricostruito, casomai, in modo globale, forte cosciente, coerente ed universalmente riconosciuto. Si deve avere percezione e dimensione della sfida che si affronta altrimenti si rischia di andare ad uno scontro a fuoco armati di coltello e mazza.

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