25 anni di esperienza web

Credo che 25 anni sul web sia un tempo ragguardevole e questo mi fa pensare che, soprattutto prendendo coscienza di quello che si sente in giro, forse si potrebbe aprire una discussione su cosa sia il web e come utilizzarlo.

Nel corso degli anni, al cospetto di moltissime discuisizioni sui contenuti del web, la sua storia, il suo fine, le ipotesi di complotto, le teorie cospirazioniste e motissimo altro (praticamente tutto quello che si può immaginare ed il contrario di tutto) l’unico punto fermo,  l’unica oggettiva affermazione che non posso discutere, è che pochi hanno una chiara (e quanto più prossima alla verità) idea di cosa sia il web e dei suoi contenuti.

A convincermi che si debba almeno tentare di dare un sincero consiglio sul web al pubblico, sono stati gli avvenimenti di questi giorni, le notizie di cronaca e di attualità in cui vengono riportati gli avvenimenti della piattaforma TikTok che vedono protagonisti bambini e ragazzi coinvolti in sfide, provocazioni, cyberbullismo per giungere tristemente ai fenomeni di autolesionismo e perfino suicidio in una fasscia d’età che non dovrebbe nemmeno sapere cosa sia il suicidio.
E’ necessario poter dire alcune cose del web. E’ necessario farlo perché si possa dar la possibilità di sapere. Anche se il pubblico può non credere, per lo meno potrà avere il sospetto che ci sia altro oltre a quanto non si dica già.

Gli inizi

Era il 1994 o 95 quando, nella sala giochi di un nostro amico, Federico, arrivò il primo Windows 95, un PC, un monitor ed una pagina nera con qualche scritta sopra, ricordo una banda rossa, ricordo un footer con poco testo bianco. Non so cosa darei per poter sapere a chi appartenesse quella pagina perché quella era la prima pagina web che io avessi mai visto in vita mia.
Eppure fu così che cominciò, anche se l’inizio della mia storia risale ad un tempo molto più antico. Voglio però sottolineare il momento della prima, così come l’avremmo poi chiamata, connessione internet e non della prima esperienza informatica perché la connettività avrebbe cambiato tutto. C’era stata l’informatica per molti anni, anche nelle nostre case. Commodore e ZX Spectrum si erano litigate i nostri budget “nuove tecnologie” a colpi di piccoli e modesti aggiornamenti.
Il web cambiò tutto un po’ come la prima stampa da computer. Intendo dire che c’è stato un periodo in cui il computer era soltanto una gran bella calcolatrice, potente e costosa ma con l’unico fine di produrre un risultato a schermo. Fu una conseguenza ovvia della pratica umana volere che il computer potesse “uscire dallo schermo” per poter influenzare il mondo a sé circostante. Abbiamo quindi dato braccia e gambe al computer, nella forma dei cavi, inizialmente, per poter arrivare dove lo schermo non poteva: una stampante per stampare, uno scanner per acquisire, e poi macchine fotografiche e telecamere per acquisire sempre meglio le immagini e le immagini in movimento, un microfono per ascoltare.

La rete (locale) e poi la rete web (globale) o “connessione ad internet” (come ormai la chiameremo da qui in avanti), non è stato altro che creare per il computer (attenzione: non per noi!) la più potente delle estenzioni: quella di poter arrivare ad altri computer, quella di poter comunicare con altri computer.

Molti sono, a questo punto, i temi che scaturiscono da questo proposizione che sarà la base di discussione di tutto quello che seguirà in questa piccola rubrica.

I temi

I temi da trattare sono quindi molti, fra i primi e più importanti l’etica informatica, i significati, il virtuale (e le sue distinzioni dal reale) i principi, i fini e i mezzi per…  di questa nuova frontiera della nostra evoluzione.
La disucssione, voglio precisarlo ancora una volta, sarà caratterizzata da personali riflessioni. Mai e in nessun modo avrò l’arroganza di voler imporre un credo o definire il mio punto di vista migliore o più vero di altri ma sento che sia corretto, a questo punto del mio percorso, personale e professionale, poter dire la mia, senza secondi fini, senza scopi reconditi, solo ed esclusivamente per un fatto di coscienza.

Spero di portare qualcuno di voi con me, sinceramente spero, pur non sapendolo con certezza, che alla fine di questo percorso alcune cose, personali, potranno cambiare, evolversi. Questo significa che sto per scrivere per libertà di pensiero (e aggiungerei per libertà di riflessione) ma che in realtà c’è una persona che voglio realmente persuadere a credere fino in fondo a tutto questo: me stesso. Spero di riuscirci.

 

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